Quali sono le prove di conformità che hanno fondamentale importanza per l’Alto Adige?
La domanda più consistente di standard di edificazione e di ristrutturazione proviene dal settore pubblico. Ecco perché la politica ritiene questo approccio un ottimo strumento pionieristico per raggiungere obiettivi di sostenibilità e riduzione di CO2. In Alto Adige, ad esempio, tutto ciò si concretizza nel “Piano nazionale d’azione sul Green Public Procurement (ovvero gli Acquisti verdi della Pubblica Amministrazione – GPP) attuato per i progetti di costruzione pubblici. Tale piano definisce i “Criteri Ambientali Minimi“ (CAM) ai quali devono attenersi i progetti edili, la cui conformità è monitorata dalle imprese incaricate dei lavori. Anche nel settore privato tali requisiti stanno acquisendo un ruolo preponderante (si pensi ad esempio al “Green Building Council Italia“). Il settore privato, tuttavia, non si pone necessariamente come obiettivo quello di “salvare il mondo“, ma di costruire edifici sostenibili e, pertanto, di maggior pregio a lungo termine rispetto agli immobili convenzionali. Tra i sopracitati criteri, due aspetti riguardano il legno e i materiali a base di legno: la tutela della salute contro i rischi derivanti dall’emissione di formaldeide e la sostenibilità.
Chi riguardano le certificazioni FSC® e PEFC™?
Per le imprese che hanno frequentemente a che fare con committenti pubblici, la certificazione è sempre più un presupposto per restare in attività. Sono in netto aumento, tuttavia, anche i committenti privati. Green Building è una parola chiave che sta acquisendo sempre più importanza, specie nelle metropoli, anche italiane. Grandi progetti edili prendono vita nella più rigorosa osservanza degli standard LEED (Leadership in Energy und Environmental Design – un sistema di classificazione di edifici ecologici). Tali standard prevedono l’utilizzo di legno o derivati di cui sia comprovata la certificazione FSC® o PEFC™. In Italia anche i CAM impongono l’utilizzo di prodotti certificati.
Quale ritiene che sia il motivo fondamentale che ha portato alla fondazione del marchio FSC®?
A causa dell’opposizione al legname di origine tropicale manifestata, ad esempio, da parte dell’Europa all’inizio degli Anni ‘90, questo tipo di prodotto ha perso il suo valore commerciale. Si è messa, dunque, in moto la spirale di disboscamenti effettuati mediante incendi e abbattimento sfrenato degli alberi. In tal modo è stato “creato spazio“ ad attività agricole di breve durata e, soprattutto, a pascoli per mandrie di bovini destinati alla produzione di hamburger. Oltre a esponenti del settore industriale, tra i padri fondatori del marchio figurano associazioni ambientaliste e rappresentanti sindacali.
Cosa consiglia alle nostre piccole e medie imprese di impronta artigianale in merito alle certificazioni FSC e PEFC relative alla sostenibilità?
L’artigiano è tenuto a conoscere la struttura della propria clientela. Se si ha frequentemente a che fare con committenti pubblici o con il sistema LEED, vale la pena investire in queste certificazioni 2.000€ l’anno. In questo modo si ha la possibilità di comprendere appieno il sistema stesso di certificazione e di godere di una maggiore sicurezza. Se, al contrario, questo avviene di rado, allora non lo ritengo un investimento saggio.
A cosa deve la propria origine il marchio PEFC™ e perché è stato istituito?
Il marchio PEFC™ è nato in Europa. Si basava all’epoca e si basa tutt‘ora sugli elevati criteri qualitativi pretesi dalla legislazione europea in materia forestale. In una certa misura il marchio PEFC™ può essere considerato l’antitesi del FSC®: l’industria europea del legno non si voleva lasciar “screditare“. Tra i padri fondatori del PEFC™ figurano esponenti del settore forestale e dell’industria del legname.
Cosa vuol dire “sostenibilità“?
Il termine “sostenibilità“ venne usato per la prima volta da Carl von Carlowitz (1645–1714), sovrintendente forestale e dell’estrazione mineraria a Freiberg. Egli, infatti, propose di abbattere solo la quantità di alberi che il bosco sarebbe riuscito a rigenerare naturalmente in un determinato arco di tempo. Già all’epoca, dunque, si parlava di “silvicoltura intelligente“ e di “sfruttamento del bosco costante, ma rispettoso“. Il principio della sostenibilità doveva garantire che il presente sistema rigenerativo naturale del bosco rimanesse inalterato anche nel futuro. Ecco così come si è compiuto il primo passo del cammino che ha portato al principio della sostenibilità così come inteso oggi, cioè, utilizzo consapevole e parsimonioso delle risorse del nostro pianeta.
Che differenza c’è tra l’assegnazione di certificazioni FSC® e PEFC™ nel settore commerciale e in quello artigianale?
Nel settore commerciale è piuttosto semplice poiché il materiale non viene lavorato o assemblato e i processi necessari sono già corredati di sufficiente documentazione. Nel settore artigianale, invece, si aggiunge il processo di lavorazione, che prevede anche gli sfridi. Questo comporta necessariamente ulteriore documentazione. Si ricorda, a tal proposito, che la certificazione impone il rispetto del principio che, dall‘azienda, non esca più materiale di quanto non sia stato acquistato. Fa fede ciò che è indicato in un‘apposita distinta dei quantitativi. Oltre alle voci “inventario iniziale“, “nuovi acquisiti“, “uscite“ e “inventario finale“, per l‘artigianato, è necessario inserire anche quella di “sfridi“ o “scarto“.
La base è sempre costituita dalla documentazione della Catena di Custodia (Chain of Custody – CoC) dei sistemi di certificazione FSC® e PEFC™. Salvo sottilissime differenze, i requisiti di entrambi i sistemi sono identici e, se non si tratta di un vasto processo di produzione, le spese non sono elevate. L‘ignoranza, le varie polemiche e le informazioni “per sentito dire“ fanno apparire le certificazioni come onerose, impegnative ed eccessivamente burocratiche. Anche i vari consulenti marciano sulla loro presunta complessità pur di incrementare il volume delle consulenze fornite.